La morte sottile

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La morte sottile

Paolo è anziano, cardiopatico, consapevole. In lui la consapevolezza anima la paura, che nella sua testa declina in mille timori per la moglie, che ha un iniziale alterazione cognitiva.

E’ agitato, trema, e si sforza. Non rinuncia a sé, alla sua immagine, al ruolo in casa; non vuole farsi aiutare, non vuole dipendere dagli altri, non vuole rinunciare, non vuole lasciarsi andare, non vuole… non vuole… durante le crisi lo tengo per mano, lo accarezzo, ma le mie parole rimbalzano sulla sua angoscia come palline inutili. Vorrei aiutarlo ma l’unica cosa che lo placa è dormire, e adesso lo sa anche lui. Nessun ragionamento può guidarlo fuori dal suo buio, più le carezze, più il contatto, questo sì, un po’ lo rassicura…come dicono in un film “il dolore è forte, ma lo sguardo dell’amico è più forte”.

Allora mi chiedo: ma perchè aspettiamo la morte per incontrarla? Perchè la fuggiamo tutta la vita, tenendola fuori dai nostri pensieri come fosse un tizzone ardente? Per secoli in ogni cultura la morte è stata  considerata una preziosa compagna, la consigliera migliore, la bussola più precisa, da salutare al mattino al risveglio, ringraziando di esserci ancora, e apprezzando così come dono ogni incontro, ogni attività, ogni momento; da consultare nei momenti di dubbio, per riorientare le priorità, e capire cosa veramente abbiamo dentro; da salutare di nuovo la sera, pensando che potremmo non svegliarci, e chiedendole di accoglierci tra le braccia come madre amorosa.

Quanto abbiamo perso? Mi chiedo se Paolo, abituato alla sua presenza e alla sua amicizia, ne avrebbe adesso meno paura…

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Di | 2017-02-06T17:41:18+00:00 6 febbraio 2017|Categorie: Medici, Pensieri|Tags: , , , |0 Commenti

Info sull'autore:

MMG e medico di cure palliative.
Firenze.

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