Vittorio Ventafridda

Vittorio Ventafridda 2016-10-23T17:41:41+00:00

Vittorio VentafriddaNasce a Udine nel 1927 e si laurea alla Facoltà di medicina e Chirurgia di Pavia, nel 1952. Ha trascorso quattro anni negli Stati Uniti, dove ha conseguito la specializzazione in Anestesiologia, presso il Research and Educational Hospital, dell’Università dell’Illinois, a Chicago. Rientrato in Italia è stato nominato responsabile del dipartimento di Anestesiologia, presso l’Istituto Nazionale Tumori di Milano; in seguito viene nominato Direttore dell’Unità di Cure Palliative dell’Istituto.

È stato uno dei fondatori dell’Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP), nel 1970. Sette anni dopo, insieme a Virgilio Foriani, dà vita alla Fondazione Floriani per assistere ed aiutare i malati terminali e assume la posizione di Direttore Scientifico della struttura. Nel 1980 grazie all’aiuto della Fondazione lancia un programma dettagliato (Cancer Pain Relief Program) per la cura continua dei malati terminali a casa, divenuto uno dei punti di riferimento per l’OMS.
È stato uno degli autori della scala analgesica VAS (Scala Analogica Visiva) tutt’oggi utilizzata dall’OMS, tradotta in 28 lingue e diffusa in tutto il mondo.

Vittorio VentafriddaVentafridda si è dedicato alla promozione delle Cure Palliative in Europa e, per meglio diffondere la conoscenza e la cultura di questa branca della medicina, ha fondato e diretto la sezione italiana dell’European Association for palliative Care (EAPC).

Ha ricoperto numerosi incarichi, negli anni precedenti alla sua morte, avvenuta il 23 ottobre 2008.

« Le cure palliative guardano alla qualità della vita residua, non alla sua soppressione. Noi come medici abbiamo il dovere di capire le cause di questa richiesta e di cercare di risolverle. Il malato che chiede di essere aiutato a porre fine alla propria esistenza, nella maggior parte dei casi, è in preda al dolore, non ha supporto psicologico e spirituale, si sente di peso. Vive un’esperienza umana disperata e insostenibile. Il lavoro di questi anni come medici palliativisti ci ha insegnato che quando si elimina la sofferenza fisica utilizzando in modo appropriato la morfina, si garantisce un’assistenza infermieristica adeguata, si riempie il vuoto di comunicazione che si crea intorno a questi malati (la morte oggi è un tabù), la richiesta eutanasica scompare o si attenua. Per arrivare a questo risultato non basta il medico: non a caso operiamo come unità di cure palliative, equipe dove sono presenti infermieri, assistenti sociali, psicologi. Detto questo, sarebbe ipocrita nascondere che, pur garantendo al malato la miglior assistenza possibile, esistono forme di sofferenza, soprattutto psicologica e morale, che il medico non è in grado di vincere e che espongono il malato alla tentazione dell’eutanasia. Tentazione che, però, non può essere accolta dal medico: le cure palliative come sono contrarie al ritardare la morte con inutili accanimenti terapeutici, così si oppongono agli interventi per accelerarla »

Vittorio Ventafridda

Leggi anche: Caraffa G, Tre gradini per scalare una muraglia – Intervista a Vittorio Ventafridda, Rivista Italiana di Cure Palliative, 2004.

Fonti

Condividilo!
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Log in

Registrati
Il sito è realizzato e mantenuto grazie
al contributo incondizionato di
FILE | Fondazione Italiana di Leniterapia